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VIAGGIO IN 17 GIORNI
Gioiello dell'Africa Orientale

Impossibile descrivere in poche righe l’incredibile varietà di ecosistemi, paesaggi e ambienti antropici che caratterizzano la Tanzania. Qui troviamo alcuni dei Parchi più interessanti e famosi dell’intero Continente, il Serengeti e il Cratere di Ngorongoro, regno incontrastato della grande fauna; qui, lungo la direttrice della Rift Valley, i nostri antenati hanno mosso i primi passi sulla terra. Un itinerario che si spinge fino alle distese laviche che si estendono intorno al Lago Natron, alle falde del vulcano attivo Oldonyo Len’gai, terra di fieri guerrieri Maasai, e raggiunge le savane che circondano il Lake Eyasi per un incontro ravvicinato con i bushmen Hazdapi che ancora oggi vivono di caccia e raccolta, prima di raggiungere Zanzibar, capitale e perla dell’impero commerciale swahili, tra testimonianze di un passato glorioso fatto di floridi commerci e bianche spiagge bordate da palme. Un programma ricchissimo nei contenuti, in strutture semplici e dal comfort garbato, di standard decisamente più che accettabile e sicuramente più elevato di quanto si possa trovare in altri paesi africani, ma che non prevede il lusso e i costi dei top safari lodges presenti nel Paese. Un viaggio guidato da chi ama e conosce davvero questi luoghi e queste genti.

1° giorno (23 settembre)
Roma-Addis Abeba-Arusha

Partenza da Roma in tarda serata via Addis Abeba (possibilità di collegamento da altri aeroporti italiani su richiesta). Notte in volo.

2° giorno (24 settembre)
Arrivo ad Arusha-Mto wa Mbu

Si arriva all’aeroporto Kilimanjaro in tarda mattinata. Proseguimento per Arusha, vivace cittadina posta a un’altitudine di 1400 metri sul mare, a metà strada tra Cape Town e Cairo. Attraversata la città percorriamo il comodo nastro d’asfalto in direzione Ovest che attraversa belle savane punteggiate di acacie ad ombrello dove non è raro scorgere antilopi, giraffe, zebre, facoceri. Giunti alla Makuyuni Junction puntiamo su Mto wa Mbu. Davanti a noi, come un muro, la falesia della Rift Valley viene giù ripida. Sistemazione ai Twiga Bungalows.
   
3° e 4° giorno (25 e 26 settembre)
I popoli di Lake Eyasi

La strada si inerpica sulla scarpata della Rift Valley, regalando magnifici scorci sulla vallata occupata dal Lake Manyara. Attraversiamo il villaggio di Karatu,  noto come “safari junction”, dato che costituisce il crocevia obbligatorio delle piste che portano a Ngorongoro e al Manyara, e imbocchiamo una pista di terra rossa che ci condurrà al Lake Eyasi. La regione occupata dal grande bacino lacustre, anch’esso alcalino, è un vero concentrato di etnie. Qui è possibile incontrare le piccole comunità di bushmen Hazdapi, appartenenti allo stesso ceppo degli Hazda-Khoisan dell’Africa australe: circa 1.500 individui, sono gli eredi di un’umanità che non conosce la metallurgia, la ceramica, l’agricoltura e l’allevamento del bestiame. Vivono in piccoli gruppi, spostandosi continuamente alla ricerca dei frutti spontanei della terra e della selvaggina, che cacciano con arco e frecce. Le evidenti similitudini somatiche – capelli a grano di pepe, accentuata rugosità, colorito olivastro – e culturali - organizzazione produttiva, parlata a “click” (insieme di suoni schioccanti emessi assumendo una particolare posizione della lingua contro il palato, ognuno dei quali ha un preciso valore semantico) - con le popolazioni bushmen del Sudafrica hanno portato molti studiosi a ipotizzare l’esistenza di un continuum di tali popolazioni nell’Africa a sud dell’Equatore, che è stato interrotto dalle varie ondate migratorie di popolazioni Bantu - tecnologicamente più forti perché conoscitori dell’arte di forgiare i metalli, dell’allevamento e delle tecniche agricole - che hanno nel corso dei secoli relegato i piccoli uomini del bush in aree marginali. Nei pressi del villaggio di Mang’ola ci si imbatte negli accampamenti degli allevatori Datoga, di ceppo nilotico, somaticamente simili ai Maasai. I Datoga, poligami, vivono in abitazioni di rami intrecciati ricoperti di fango, paglia e sterco, si adornano di monili di rame e perline colorate. Le ragazze praticano sui loro volti e sulla schiena vistose scarificazioni. Sistemazione per una notte al Tindiga Camp, piacevole campo fisso con servizi privati ben inserito nell’ambiente. Il 26 settembre si risale a Karatu, sistemazione al piacevole Bougainvillea Lodge.
 
5° giorno (27 settembre)
il Cratere di Ngorongoro

Giornata dedicata alla scoperta del Cratere di Ngorongoro, ecosistema unico, mondo fatato. Ngorongoro è, più che un cratere, una caldera, è cioè quello  che resta di un antico cono vulcanico ormai spento i cui bordi sono franati circa due milioni e mezzo di anni fa, lasciando spazio all’interno a una depressione di circa 260 chilometri quadrati. La varietà climatico-ambientale è impressionante: le pareti esterne della caldera, piuttosto elevate, catturano le nubi favorendo le precipitazioni e la diffusione di un ambiente umido, dominato da fitte foreste: sul bordo c’è spesso nebbia e fa freddo! Scendendo all’interno il paesaggio cambia rapidamente e si fa nettamente più arido. Il fondo, occupato da savane, ospita in pochissimo spazio un’incredibile concentrazione di fauna: quasi tutte le specie animali tipiche della savana si concentrano qui: gnu, zebre, antilopi, gazzelle, elefanti, leoni, iene, mentre le rive del Lago Magadi, che occupa la porzione occidentale della caldera, sono il regno di ippopotami e uccelli. Sistemazione al Bopugainvillea Lodge.

6° e 7° giorno (28 e 29 settembre)
Olduvai Gorge-Parco Serengeti

Ci dirigiamo verso nord-est. Sosta a Olduvai Gorge, immensa, spettacolare gola scavata dalle acque. Qui, a partire dagli anni ’30, i coniugi Leakey  hanno condotto varie campagne di scavo, giungendo a importantissimi ritrovamenti: hanno infatti rinvenuto resti di ominidi risalenti a 3 milioni e mezzo di anni fa, ulteriore prova del fatto che la regione della Rift Valley è stata la culla del genere umano. Dopo una visita al piccolo, interessante museo, procediamo alla volta di Naabi Hill Gate, porta d’accesso al Serengeti. Il Parco Nazionale del Serengeti, tra le aree protette più famose del pianeta, occupa una vasta area selvaggia di circa 15.000 chilometri quadrati. Il nome “Serengeti” significa “pianure sconfinate” in lingua Maa, ed effettivamente le vaste distese erbose costituiscono l’ambiente dominante del Parco che si estende tra la Ngorongoro Conservation Area a sud-est, il lago Vittoria a ovest e il Maasai Mara Game Reserve a nord, in Kenya, con il quale costituisce un unico ecosistema. Il Serengeti è davvero l’Africa dell’immaginario collettivo. Difficile immaginare la varietà e la concentrazione di fauna presente nel Parco: le vaste pianure erbose, dominate qua e là da enormi massi di granito – i copjie - sono l’habitat ideale per milioni di zebre e gnu, protagonisti di annuali migrazioni alla ricerca di pascoli e acqua. Ad essi si mescolano antilopi, gazzelle, ghepardi, leoni. Le savane punteggiate da acacie ad ombrello sono il regno di giraffe, dikdik, leopardi. I corsi d’acqua ospitano enormi coccodrilli e pigri ippopotami. Ovunque il cielo è popolato da un’infinità di uccelli: ne sono state contate circa 500 specie. Sistemazione per due notti all’Ikoma Safari Camp.

8° e 9° giorno (30 settembre e 1 ottobre)
Lago Natron

Imbocchiamo la difficile pista che insinuandosi tra i rilievi scoscesi frutto dei movimenti tellurici della Rift Valley conduce al Paese Maasai e al Lake Natron. In fondo, il cono dell’Oldonyo Leng’ai – il vulcano sacro ai Maasai – domina con la sua sagoma perfetta i vulcani vicini, mentre, in lontananza, scintillano le acque alcaline del Lago Natron. Le sue sponde imbiancate di soda costituiscono una zona di riproduzione ideale per migliaia di fenicotteri rosa. I più sportivi avranno la possibilità di arrivare, a piedi, in cima all’Oldonyo Leng’ai. Si parte dopo la mezzanotte, per raggiungere la vetta all’alba ed essere al campo per la colazione. Il trekking è decisamente impegnativo, difficile, il terreno è scosceso e il cammino è ostacolato dalla presenza di ceneri vulcaniche che rallentano il passo. In seguito all’ultima eruzione il cammino è divenuto ancora più impervio, il sentiero ancora più scosceso ed è quindi adatto soltanto a montanari molto esperti. Visita alle splendide cascate di Engare Sero, dove è possibile fare il bagno, e ad alcuni boma dei Maasai. Le giornate al Natron costituiscono un interessante diversivo all’interno di un itinerario safari. Sistemazione al Lake Natron Camp in campo fisso con servizi privati, in un’inattesa oasi verde nel deserto di questa regione

10° giorno (2 ottobre)
Parco Lake Manyara

Al mattino si percorre una pista sabbiosa che conduce al villaggio di Engaruka attraverso le Crater Highlands. Da qui si raggiunge Mto wa Mbu e il Lake Manyara. Il nome del Parco in lingua maa indica una specie di euforbia. Da qualsiasi parte lo si raggiunga la vista è spettacolare. Vegetazione lussureggiante lungo i corsi d’acqua, baobab ed acacie aggrappati alla parete accidentata del Rift a strapiombo sul lago. Il Manyara, ricco di sorgenti d’acqua, presenta un ambiente particolarmente lussureggiante. Il parco è popolato da grandi branchi di elefanti, ippopotami, numerosissime colonie di babbuini e da un’incredibile avifauna. Sistemazione ai Twiga Bungalows.

11° giorno (3 ottobre)
Mto wa Mbu-Arusha-Zanzibar Stone Town

Al mattino si parte per l’aeroporto di Arusha da dove si procede alla volta di Zanzibar. La piccola isola dell’Oceano Indiano, da sempre crocevia dei traffici tra Africa, mondo arabo e Oriente, è stato uno dei principali centri del mondo Swahili, una regione culturale sostanzialmente omogenea che si estende da Kisimayo, nel sud della Somalia fino al Nord del Mozambico: la cultura swahili è una cultura sincretica, sofisticata, urbana, che si sviluppa a partire dal 10° secolo nelle ricche città commerciali lungo la costa dell’Oceano Indiano – Lamu, Pate, Pangani, Bagamoyo, Zanzibar, Kilwa – proprio dall’incontro di elementi africani-bantu e arabo-persiani e trova il suo minimo comune denominatore nella lingua swahili e nella fede islamica. Da queste città, vere e proprie “porte dell’Africa” aperte sul mare, l’oro, l’avorio, i corni di rinoceronte e – più tardi – gli schiavi, raggiungevano i porti di Mascate e dell’Hadramouth e da qui proseguivano per l’estremo Oriente e, nella seconda metà dell’800, anche verso le Americhe.  Il capoluogo di Zanzibar, Stone Town, presenta un impianto strutturale marcatamente arabo-swahili, con le costruzioni in blocchi di corallo, i tortuosi vicoletti che si perdono in un labirinto di stradine, corti, sottopassi. Stone Town trasuda storia, è un magnifico esempio di mélange culturale: donne arabe racchiuse nel buibui (il lungo camice nero che arriva fino ai piedi), uomini in turbante bianco immacolato, opulente commercianti indiane avvolte in coloratissimi saree, europei, africani. Nei suoi mercati, i suoi palazzi imponenti e il suo labirinto di vie tortuose tipiche delle medine arabe, si può ancora percepire l’antico sfarzo di quello che è stato fino alla fine dell’ ‘800 il più importante centro commerciale dell’Oceano Indiano. Sistemazione al Clove Hotel, proprio nel cuore della città di pietra.

12° e 13° giorno (4 e 5 ottobre)
Stone Town – Zanzibar East Coast

Dopo una visita a Stone Townpartiamo per la costa orientale dell’isola, località Bwejuu. Qui saremo ospiti per due notti al Palm Beach Inn, piccola guest house proprio in spiaggia, gestita da Mama Naila, ex Membro del Parlamento di Zanzibar, e da suo figlio Mahfud, noto musicista. Bwejuu è l’essenza della Zanzibar dei contadini e dei pescatori, delle donne avvolte nei coloratissimi kanga che raccolgono le alghe con la bassa marea, dei ragazzini a caccia di polpi e molluschi nelle pozze coralline, dei dhow che passano lenti all’orizzonte, le bianche vele spiegate. La spiaggia bordata da palme è infinita, e si tratta di una spiaggia viva, non del clichè tropicale da cartolina: questa è la spiaggia del villaggio, dove la gente vive e lavora, un luogo da esplorare piuttosto che dove stendersi e crogiolarsi al sole. Al Palm Beach Inn l’atmosfera è familiare, i ritmi lenti e dilatati, la cucina swahili è squisita, probabilmente la migliore di Zanzibar. Un luogo dove respirare l’essenza della vera Zanzibar, lontano dalla folla chiassosa dei villaggi vacanze di Kiwengwa!

14° e 15° giorno (6 e 7 ottobre)
Tour delle spezie, Zanzibar North Coast

Zanzibar è notoriamente famosa come “the spice island”, l’isola delle spezie. Importate dall’Indonesia e dalle Molucche da intrepidi navigatori arabi, queste colture trovarono qui un ambiente perfetto e l’isola divenne centro di un’importante economia di piantagione nel XIX secolo, quando i sultani della dinastia Bou Said provenienti da Mascate trasferirono qui la propria corte e si dedicarono con grande successo alla coltivazione di questi prodotti richiestissimi sui mercati d’oltremare. Il versante occidentale dell’isola, più umido di quello orientale, si rivelò particolarmente adatto a queste colture. Una passeggiata guidata attraverso una shamba (piantagione) riuscirà a soddisfare mille curiosità sui molteplici tipi ed utilizzi di erbe e spezie, dalla cannella al cardamomo, dallo zenzero alla pianta del rossetto, ai celebri karafuu, i chiodi di garofano. Al termine della visita si procede in direzione Nord, verso Kendwa, l’unica spiaggia di Zanzibar che è praticamente esente dal fenomeno delle maree e dove è possibile fare il bagno a tutte le ore del giorno. Sistemazione per due notti in una graziosissima guesthouse a un tiro di noce di cocco dal mare.

16° giorno (8 ottobre)
Zanzibar-aeroporto

Al mattino c’è ancora un po’ di tempo per un giro in spiaggia e per una nuotata. In tarda mattinata transfer in aeroporto e imbarco sul volo diretto in Italia, via Addis Abeba.

17° giorno (9 ottobre)
Italia

Arrivo a Roma-Fiumicino di primo mattino, possibilità di proseguimento per altri aeroporti italiani su richiesta.

L’itinerario potrà essere svolto in senso inverso senza comprometterne l’integrità.
La lista definitiva dei lodges sarà disponibile a prenotazioni avvenute.

 

Prezzo per persona in doppia – partenza da Roma – minimo 9 partecipanti con Tour Leader Rocco Lastella: € 3480,00

La quota comprende:
I voli a/r da Roma con Ethiopian Airlines in classe Economy
Circuito safari a bordo di veicolo fuoristrada tipo Toyota Land Cruiser / Land Rover con pop up roof (tetto rigido apribile) ad uso esclusivo
Sistemazione nelle strutture ricettive sopra citate (soggette a disponibilità all’atto della prenotazione)
Pensione completa (per alcuni pranzi sono previsti i pic nic)
Tutti i trasferimenti
Tutte le visite citate
Acqua minerale durante i trasferimenti in auto (safari)

Le quota non comprende:
Il visto d’ingresso (€ 80,00)
Le tasse d’entrata ai Parchi (USD 430, da pagare in loco)
Le tasse aeroportuali, security tax & fuel surcharge (oggi € 237,00)
L’assicurazione medico/bagaglio (€ 70,00)
Le bevande, mance, extras di natura personale, quanto non espressamente citato.

Supplementi:
Partenza da altri aeroporti: € 150,00 + tasse aeroportuali (variabili in base all’aeroporto prescelto)
Sistemazione in singola: € 520,00
Assicurazione annullamento facoltativa.